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– di Ylenia Carosi –

 

Quante sono le cose che il mondo lì fuori ci nasconde? Siamo davvero sicuri di conoscere il mondo circostante e soprattutto siamo certi che i detti che i nostri nonni ci hanno tramandato siano effettivamente acquisibili come realtà?

Un articolo di Silvia Turin, che scrive per il “Corriere della sera”, ci illumina sulle verità di un mondo che procura un business immenso per i produttori vinicoli e superalcoolici. La spesa degli italiani pro capite per alcool è sicuramente in tendenza crescente ed in perfetta sintonia con la crescita del settore industriale viti-vinicolo. In tempi di crisi, bisogna che qualcuno stia pur attento al portafoglio!

Ma attenzione al limite di sostanza alcoolica da acquisire, onde evitare problemi cardiovascolari a lungo termine. Così come afferma l’Harvard Medical School la quantità massima da assumere varia in base al sesso: due bicchieri per gli uomini ed uno per le donne. Queste ultime più soggette a non smaltire bene l’alcool per una questione di corporatura e dunque fisiologica e lo stesso vale per gli anziani e gli adolescenti. Ebbene sì, c’è un paletto massimo anche per i ragazzi, che non dovrebbero bere prima dei venticinque anni, poiché il muscolo fino a quell’età è ancora di fase di definizione e formazione. Forse andrebbe rivista la legislazione sul limite di età per assunzione alcoolica, ma stando ai fatti molti locali commerciali non rispettano nemmeno il limite dei diciotto. Ci rendiamo veramente conto del danno che stiamo provocando ai nostri giovani quando il controllo è praticamente non esaustivo presso gli esercenti? E nel frattempo nessuno si preoccupa del fenomeno del bridge drinking che porta molti ragazzi il sabato sera al pronto soccorso in codice rosso con rischio di immediato coma etilico. Tra l’altro gli adolescenti per raggiungere l’ubriachezza devono bere circa il doppio degli adulti, aumentando in questo modo i danni che la sostanza provoca sul cervello. Infatti, l’alcool diminuisce la tianina nel cervello, sostanza che se carente investe l’ippocampo inducendo il cervello a diminuire le prestazioni della memoria a breve termine ed in questo modo il piccolo adulto aumenterà nel giro di qualche anno il rischio di diventare incapace di prendere decisioni quotidiane ed a lungo tempo aumenta il rischio di contrarre l’Alzheimer. Nei giorni precedenti, è passata in Parlamento una legge che vede la legalizzazione della piantagione della cannabis in casa a scopo personale. Peccato che anche la cannabis riduca, se fumata per due anni e consecutivamente, il lobo frontale del cervello di 3 mm, rendendo anche giovani di 12-13 anni completamente privi dell’indipendenza di pensiero ed incapaci di scegliere quale sia la giusta decisione da prendere quotidianamente. Per non parlare del fatto che negli adulti l’uso di alcool incrementa il rischio di contrarre il diabete di tipo 2 più facilmente.

Nel suo articolo la giornalista Silvia Turin cita “Secondo il National Cancer Institute, il consumo di alcol è collegato a un aumentato rischio di cancro della bocca, del fegato, della mammella, del colon e del retto.”.

Insomma, ci rendiamo davvero conto verso cosa stiamo andando incontro? E tutti quei detti che i nostri nonni ci hanno lasciato sul “bicchiere di vino che fa buon sangue”, forse sarebbe il caso di abbandonarli e comprendere meglio qual è la realtà di cui ci stiamo circondando e che stiamo tanto osannando. Come se il PIL crescesse solo grazie alla “cultura del cicchetto” e questa benedetta Italia non riesca a trovare altro di bello per cui essere fiera ed incrementare il PIL.